Interventi innovativi

Mentre in passato l’approccio che prevedeva l’asportazione dei tessuti emorroidari era quello di gran lunga più utilizzato, oggi si preferisce, ove possibile, adottare metodiche chirurgiche che non prevedano la rimozione dei cuscinetti quanto piuttosto il riposizionamento nella loro sede anatomica, data la loro funzione contenitiva. Ecco le più apprezzate cure chirurgiche per le emorroidi:

Dearterializzazione emorroidaria transanale o metodo THD Doppler

Questo intervento per le emorroidi è consigliato in caso di sanguinamenti e/o prolassi della mucosa poiché permette di riportare alla normalità la situazione attraverso un intervento minimamente invasivo. Tale intervento blocca l’afflusso di sangue responsabile del rigonfiamento delle emorroidi e laddove necessario, riposiziona i cuscinetti nella loro sede naturale;
Nello specifico, il metodo THD Doppler prevede l’impiego di una sonda Doppler abbinata ad un anoscopio, strumenti che consentono di individuare con grande precisione i vasi sanguigni da chiudere. Dopo aver suturato i rami terminali delle arterie che irrorano le emorroidi, i tessuti prolassati vengono riposizionati attraverso una sorta di “lifting” nel canale anale.
L’intervento non comporta asportazioni di tessuti né tagli, ed è apprezzato per la rapidità dei suoi tempi di recupero (l’eventuale dolore è contenuto e occorrono mediamente solo 3-4 giorni perché il paziente possa tornare a compiere le sue normali attività quotidiane); inoltre è stato dimostrato che con l’approccio chirurgico THD Doppler per la cura delle emorroidi i risultati sono stabili nel tempo e le recidive risultano rare.

Emorroidopessi con suturatrice meccanica o metodo Longo

Il metodo consiste nella rimozione di una piccola parte della mucosa del retto e nel successivo riposizionamento dei tessuti prolassati; così facendo, i cuscinetti emorroidari vengono riportati nella posizione anatomica originaria.
All’atto pratico il metodo Longo consiste nell’impiego di una suturatrice meccanica che serve ad asportare la porzione di mucosa rettale desiderata e, successivamente, a unire i lembi mediante l’inserimento di piccole graffette di titanio destinate a rimanere stabilmente in loco.
Eseguito a seconda dei casi in anestesia totale oppure locale, questo approccio di cura delle emorroidi in generale comporta tempi di recupero abbastanza brevi (dell’ordine di grandezza di pochi giorni, per intenderci) seppur con possibili episodi di sanguinamento o prurito che interessano la parte operata. Fra gli aspetti negativi del metodo Longo vi è in effetti proprio l’elevata probabilità di sanguinamento e la possibilità che, con il passare degli anni, le microclip metalliche applicate possano dare dei problemi, nonché ostacolare la vita sessuale.

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