Per curare le emorroidi definitivamente è meglio toglierle?

Qualcuno potrebbe pensare che il concetto di “via il dente, via il dolore” possa essere applicato anche al trattamento delle emorroidi. Del resto, quando soffrono in modo continuativo di questo problema e le cure provate non hanno dato alcun esito, prese dalla disperazione tante persone sarebbero forse disposte a questa extrema ratio.
In effetti anche il grande medico greco Ippocrate si era schierato, oltre 2300 anni fa, a favore di questa ipotesi. Nei suoi scritti infatti si legge:

«Bruciate tutte le emorroidi, senza lasciarne nemmeno una non cauterizzata. Riconoscerete le emorroidi senza alcuna difficoltà, poiché queste si protendono all’interno del retto come grappoli scuri (…) La testa e le braccia del paziente devono essere immobilizzate per fare sì che non si muova, ma lasciatelo gridare durante la cauterizzazione, perché in questo modo il suo retto protruderà ancor di più».

Chirurghi che scrutano un pazienteAgghiacciante, vero? Tra anestesie, strumenti sterili e moderne strutture ospedaliere possiamo certo ritenerci più fortunati rispetto ai pazienti di Ippocrate ma, senza nulla togliere a questa figura fondamentale della storia della medicina, eliminare le emorroidi non è affatto una buona idea, e questo per diversi motivi.
Dopo gli interventi di emorroidectomia, una volta terminato l’effetto dell’anestesia il paziente potrebbe soffrire per settimane a causa delle lesioni subite, di difficile guarigione vista la zona delicata e continuamente sollecitata; in più, l’asportazione delle emorroidi può creare problemi di continenza anale. Queste strutture anatomiche sono infatti parzialmente responsabili della corretta chiusura dello sfintere.
Ecco perché le moderne tecniche chirurgiche a carico delle emorroidi, come ad esempio il metodo THD Doppler, si basano su approcci di tipo conservativo che oltre a essere fisicamente meno impattanti sul paziente gli assicurano una ripresa rapida e al riparo da manifestazioni dolorose.

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